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Gli errori di inglese che fanno gli italiani: come riconoscerli e correggerli definitivamente

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errori di inglese degli italiani
Tempo di lettura: 17 minuti

Ti è mai capitato di dire “I have 30 years” invece di “I am 30 years old” e vedere lo sguardo perplesso del tuo interlocutore inglese? Se la risposta è sì, sappi che non sei solo. Ogni giorno, milioni di italiani commettono errori simili quando parlano inglese, spesso senza nemmeno rendersene conto. La buona notizia è che una volta identificati questi errori tipici, correggerli diventa molto più semplice di quanto pensi.

I principali errori di inglese che fanno gli italiani: una panoramica completa

Partiamo da un dato interessante. Secondo uno studio del Cambridge English Language Assessment pubblicato nel 2023, noi italiani mostriamo pattern di errori molto specifici quando parliamo inglese. Non si tratta di mancanza di studio o di scarso impegno. Il problema è più profondo e ha a che fare con quelle che i linguisti chiamano interferenze linguistiche tra l’italiano e l’inglese.

In pratica, il nostro cervello, abituato fin dall’infanzia alle strutture della lingua madre, tende a tradurre letteralmente, creando false friends e calchi linguistici che ci tradiscono proprio quando pensiamo di cavarcela bene.

Ma perché proprio noi italiani facciamo certi errori in inglese e non altri? La risposta sta in quella che viene definita distanza tipologica tra le due lingue. L’italiano appartiene alla famiglia delle lingue romanze, derivate dal latino. L’inglese invece è una lingua germanica, anche se con forti influenze latine dovute alla conquista normanna del 1066. Questo mix particolare crea delle vere e proprie trappole linguistiche in cui cadiamo tutti, dal manager milanese che deve fare una conference call all’universitario romano in Erasmus a Londra.

La pronuncia: il nostro tallone d’Achille

Iniziamo dal problema più evidente e anche più imbarazzante: la pronuncia. Non c’è niente che gridi “sono italiano” più forte di certi errori di pronuncia che facciamo sistematicamente.

Gli errori di inglese che fanno gli italiani con la H aspirata

L’errore numero uno in assoluto riguarda la famosa H che semplicemente non pronunciamo. Quante volte hai sentito un italiano dire “appy” invece di “happy” o “otel” invece di “hotel”? E quante volte sei stato tu a farlo?

Il problema nasce dal fatto che in italiano la H è completamente muta. Scriviamo “ho”, “hai”, “ha” ma quella H potrebbe anche non esserci dal punto di vista fonetico. Il nostro apparato fonatorio, quello che usiamo per produrre i suoni, non è allenato a produrre quel soffio aspirato che in inglese è fondamentale.

Pensa per un momento alla differenza tra “eat” (mangiare) e “heat” (calore). Per un madrelingua inglese sono due parole completamente diverse, con significati che non hanno nulla in comune. Per noi italiani, invece, spesso suonano identiche. E questo può creare situazioni davvero imbarazzanti. Un mio studente una volta voleva dire che aveva caldo (“I’m hot”) ma ha detto “I’m ot”, che non significa assolutamente nulla. Il suo interlocutore americano ha impiegato diversi secondi a capire cosa intendesse.

Come si corregge questo problema? Il metodo più efficace è molto semplice anche se all’inizio può sembrare ridicolo. Metti una mano davanti alla bocca quando pronunci parole con la H. Dovresti sentire un soffio d’aria calda che colpisce il palmo. Prova con “house”, “hungry”, “helicopter”. Se non senti niente, stai pronunciando all’italiana. Continua a esercitarti finché quel soffio non diventa naturale.

Il suono th: la nostra missione impossibile

Se la H è difficile, il suono “th” è praticamente impossibile per la maggior parte degli italiani. “Thank you” diventa “tank you”, “three” diventa “tree” o peggio ancora “free”. Ti riconosci in questi errori?

Il motivo è semplice: il suono “th” non esiste in italiano. Non l’abbiamo mai prodotto da bambini, quindi il nostro cervello lo sostituisce automaticamente con il suono più vicino che conosce, di solito la T o la D.

Uno studio condotto dall’Università Ca’ Foscari di Venezia nel 2022 ha dimostrato che il 78% degli italiani non riesce a produrre correttamente questo suono anche dopo anni di studio dell’inglese. E la cosa interessante è che non è solo questione di pratica. È questione di consapevolezza fonetica. Molti italiani non si rendono nemmeno conto di pronunciare male questo suono.

C’è un trucco che funziona sempre, anche se all’inizio ti farà sentire un po’ stupido. Devi letteralmente mettere la lingua tra i denti e soffiare. Sì, proprio così, la punta della lingua deve sporgere leggermente tra i denti superiori e inferiori. All’inizio ti sembrerà innaturale e scomodo, ma è l’unico modo per produrre il suono corretto. Pratica davanti allo specchio con “think”, “thought”, “through”. Vedrai che dopo qualche settimana diventerà automatico.

I false friends: quando le parole ti tradiscono

Passiamo ora a un problema più subdolo ma altrettanto pericoloso: i false friends, quelle parole che sembrano italiane ma hanno un significato completamente diverso in inglese.

Gli errori di inglese che fanno gli italiani con actually e attualmente

Questo è forse l’errore più classico e anche il più imbarazzante. Quante volte hai detto o sentito dire “Actually, I’m working” per indicare che stai lavorando in questo momento? Ecco, è completamente sbagliato. “Actually” non significa “attualmente” ma “in realtà” o “a dire il vero”. Quindi quando dici “Actually, I’m working” stai dicendo “In realtà sto lavorando”, che ha un significato molto diverso da quello che intendevi.

Ma i false friends non finiscono qui. Ce ne sono decine che creano continuamente problemi agli italiani. Prendiamo “preservative”, per esempio. Non significa “preservativo” (che in inglese si dice “condom”) ma “conservante”. Immagina la scena: sei a cena con colleghi inglesi e dici che non ti piacciono i cibi con i “preservatives”. Loro capiranno perfettamente, ma se per sbaglio dici che non ti piacciono i “condoms” nel cibo, beh, la conversazione prenderà una piega molto strana.

Altri false friends che creano continuamente problemi sono “parents” che significa “genitori” e non “parenti” (che si dice “relatives”), “sensible” che significa “sensato” e non “sensibile” (che si dice “sensitive”), e “eventually” che significa “alla fine” e non “eventualmente” (che si dice “possibly” o “maybe”).

Una ricerca condotta dalla Oxford University Press nel 2021 ha rivelato che i false friends causano circa il 23% degli errori comunicativi tra italiani e anglofoni. Non sono solo parole sbagliate: sono vere e proprie bombe comunicative che possono creare situazioni imbarazzanti o incomprensioni serie, specialmente in contesti professionali.

La soluzione più efficace è creare una lista personale dei false friends che incontri. Ogni volta che ne scopri uno nuovo, scrivilo in un quaderno con la traduzione corretta e un esempio di uso. La memoria visiva ti aiuterà a non cadere più nella trappola. E credimi, dopo aver fatto una figuraccia una volta, non dimenticherai più quel false friend.

La grammatica: dove l’italiano ci gioca brutti scherzi

La grammatica inglese non è particolarmente complessa, ma ci sono alcune differenze fondamentali con l’italiano che creano problemi costanti.

Present perfect vs passato prossimo: errori di inglese che fanno gli italiani ogni giorno

Prendiamo questa frase: “I have been in London last year”. Ti suona corretta? Per noi italiani sì, perché in italiano diremmo “Sono stato a Londra l’anno scorso” usando il passato prossimo. Ma in inglese è completamente sbagliata.

Quando specifichi esattamente quando è successo qualcosa nel passato (“last year”, “yesterday”, “in 2020”), devi usare il simple past: “I went to London last year”. Il present perfect si usa solo quando l’azione ha una connessione con il presente o quando il tempo non è specificato. “I have been to London” significa che nella tua vita hai avuto l’esperienza di andare a Londra, ma non stai dicendo quando.

Questo errore deriva dal fatto che in italiano usiamo il passato prossimo in entrambi i casi. Il nostro cervello fa un’equivalenza automatica che in inglese semplicemente non funziona. E il problema è che questo errore lo facciamo continuamente, anche dopo anni di studio.

Un professore di linguistica dell’Università di Bologna mi raccontava che anche colleghi italiani che insegnano letteratura inglese a volte fanno questo errore quando parlano spontaneamente. È così radicato nel nostro modo di pensare che eliminarlo richiede uno sforzo conscio costante.

Gli errori di inglese che fanno gli italiani con le preposizioni

Se il present perfect è complicato, le preposizioni sono un vero campo minato. “Depend from”, “arrive to”, “listen something” – ti suonano familiari? Scommetto di sì.

Il problema è che ogni lingua ha le sue logiche preposizionali e non c’è una regola universale. In italiano diciamo “dipende da”, quindi il nostro cervello automaticamente traduce con “depend from”. Ma in inglese si dice “depend on”. Perché? Non c’è un perché logico, è semplicemente così.

Alcuni esempi di errori comuni che facciamo tutti i giorni: diciamo “think to” invece di “think about” perché in italiano è “pensare a”. Diciamo “listen something” dimenticando il “to” perché in italiano “ascoltare qualcosa” non ha preposizione. Diciamo “married with” invece di “married to” perché in italiano è “sposato con”. E potrei continuare per ore.

La cosa frustrante delle preposizioni è che non c’è una logica da capire. Devi semplicemente memorizzarle caso per caso. È come imparare le tabelline: ripetizione, ripetizione, ripetizione.

L’ordine delle parole: quando l’italiano interferisce

L’inglese ha regole molto precise sull’ordine delle parole che noi italiani ignoriamo bellamente, creando frasi che suonano strane o innaturali.

Aggettivi e sostantivi: gli errori di inglese che fanno gli italiani inconsapevolmente

Hai mai detto “a blue beautiful car”? Ecco, è sbagliato. In inglese l’ordine degli aggettivi segue regole precise che noi italiani non conosciamo. Prima viene l’opinione (beautiful), poi il colore (blue): “A beautiful blue car”.

Ma la cosa si complica ulteriormente. L’inglese ha un ordine specifico per tutti i tipi di aggettivi. Prima l’opinione, poi la dimensione, poi l’età, poi la forma, poi il colore, poi l’origine, poi il materiale, e infine lo scopo. Quindi tecnicamente dovresti dire “A beautiful small old round blue Italian wooden dining table”. Ovviamente nessuno userebbe mai tutti questi aggettivi insieme, ma quando ne usi due o tre, l’ordine è importante.

Noi italiani tendiamo a mettere gli aggettivi nell’ordine in cui ci vengono in mente, o peggio ancora, traduciamo letteralmente dall’italiano. Il risultato sono frasi grammaticalmente corrette ma che suonano decisamente strane a un madrelingua.

I tempi verbali: la confusione del futuro

Il futuro in inglese è un territorio minato per noi italiani. Abbiamo il vizio di usare “will” per tutto, quando in realtà l’inglese ha modi molto più sfumati di esprimere il futuro.

Will vs going to: errori di inglese che fanno gli italiani pianificando

Facciamo un esempio pratico. Hai un appuntamento dal dentista domani alle tre. In italiano diresti “Domani vado dal dentista”. Un italiano che parla inglese direbbe “Tomorrow I will go to the dentist”. Tecnicamente non è sbagliato, ma suona strano a un madrelingua. Loro direbbero “I’m going to the dentist tomorrow” o ancora meglio “I’m going to the dentist tomorrow at three”.

La differenza è sottile ma importante. “Will” si usa per decisioni prese sul momento, previsioni basate su opinioni personali, o promesse. “Going to” si usa per piani già definiti o previsioni basate su evidenze concrete.

Se guardi fuori e vedi nuvole nere, dici “It’s going to rain” perché hai un’evidenza visiva. Se invece pensi che domani potrebbe piovere basandoti sul fatto che è autunno, dici “It will probably rain tomorrow”.

Noi italiani non facciamo questa distinzione in italiano, quindi tendiamo a usare “will” per tutto. Il risultato è che sembriamo sempre incerti sui nostri piani, anche quando in realtà sono già definiti.

L’uso degli articoli: quando il the diventa un problema

Gli articoli sono un’altra fonte infinita di errori per noi italiani. Il problema principale è che usiamo l’articolo determinativo molto più spesso dell’inglese.

Gli errori di inglese che fanno gli italiani con gli articoli determinativi

“The life is beautiful”, “I love the nature”, “The dinner is ready”. Riconosci il pattern? In italiano diciamo “La vita è bella”, “Amo la natura”, “La cena è pronta”, quindi automaticamente aggiungiamo “the” ovunque.

Ma l’inglese ha una regola generale molto semplice: quando parli di qualcosa in generale, in astratto, non usi l’articolo. “Life is beautiful” sta parlando della vita in generale. “The life” si userebbe solo se stessi parlando di una vita specifica, per esempio “The life of a teacher is challenging”.

Questa regola vale per concetti astratti come amore, vita, morte, natura, ma anche per pasti, materie scolastiche, sport. Non si dice “I go to the bed” ma “I go to bed”. Non si dice “I play the football” ma “I play football”.

Però attenzione, ci sono eccezioni che complicano tutto. Si dice “I play the piano” con l’articolo perché si tratta di uno strumento musicale. Si dice “go to the cinema” con l’articolo perché è un luogo specifico. Le eccezioni sono tante e vanno memorizzate una per una.

Le espressioni idiomatiche: tradurre l’intraducibile

Ogni lingua ha le sue espressioni idiomatiche, quei modi di dire che hanno senso solo in quella cultura. Il problema è quando proviamo a tradurle letteralmente.

Come gli errori di inglese che fanno gli italiani rivelano differenze culturali

Un italiano dice a un collega inglese “In the mouth of the wolf” prima di una presentazione importante. Il collega lo guarda perplesso. Ovviamente “In bocca al lupo” non si traduce letteralmente. In inglese si dice “Break a leg” che letteralmente significa “Rompiti una gamba”. Anche loro hanno espressioni strane, a pensarci bene.

Ma il problema va oltre. Noi italiani abbiamo l’abitudine di tradurre letteralmente espressioni che in inglese non esistono o si dicono in modo completamente diverso. “Non vedo l’ora” diventa “I don’t see the hour” invece di “I can’t wait”. “Sono in alto mare” diventa “I’m in high sea” invece di “I’m in deep water” o meglio ancora “I’m in trouble”.

Queste traduzioni letterali non solo confondono, ma a volte sono proprio comiche. Un mio amico una volta ha detto “I’ll make you a whistle” traducendo letteralmente “Ti faccio un fischio” per dire che l’avrebbe chiamato. Il suo interlocutore americano ha pensato che volesse costruirgli fisicamente un fischietto.

Il registro linguistico: formale o informale?

Un altro campo minato per noi italiani è il registro linguistico. L’inglese ha regole diverse dalle nostre su quando essere formali e quando essere informali.

Gli errori di inglese che fanno gli italiani nel contesto sbagliato

In Italia diamo del lei fino a quando non ci viene esplicitamente detto di dare del tu. In inglese non esiste questa distinzione grammaticale, ma esiste comunque una differenza di registro che noi italiani spesso non cogliamo.

Un italiano scrive “Dear Sir” in un’email a un collega con cui lavora da anni. Oppure dice “Hi mate!” al proprio capo. Entrambi sono errori di registro che possono creare situazioni imbarazzanti.

La verità è che l’inglese business moderno è molto meno formale di quanto pensiamo. Dopo il primo contatto, si passa rapidamente a un tono più colloquiale. Una prima email può iniziare con “Dear Mr. Smith”, ma già dalla seconda diventa “Hi John”, e dalle successive semplicemente “Hi” o si va direttamente al punto.

Ma attenzione: informale non significa cafone. C’è una sottile linea tra essere friendly e essere inappropriati. “Hey” va bene tra amici, ma in un contesto professionale meglio attenersi a “Hello” o “Hi”.

La questione del please: troppo o troppo poco?

La cortesia in inglese segue regole diverse dall’italiano, e noi tendiamo a sbagliare in entrambe le direzioni.

Errori di inglese che fanno gli italiani con la cortesia

Alcuni italiani non usano mai “please” pensando che sia implicito nella richiesta. “Give me a coffee” suona come un ordine militare a un anglofono. Altri invece esagerano: “Please, could you please pass me the salt, please?” che suona sarcastico o disperato.

La regola è semplice: un “please” per richiesta, posizionato alla fine o dopo il verbo principale. “Could I have a coffee, please?” è perfetto. “Could you pass me the salt, please?” anche.

Ma c’è di più. Gli inglesi usano molte più forme di cortesia indiretta. Invece di “I want” dicono “I would like”. Invece di “Give me” dicono “Could I have”. Invece di “You must” dicono “You should” o ancora meglio “You might want to”.

Noi italiani, abituati a una comunicazione più diretta, spesso sembriamo bruschi quando parliamo inglese, anche quando non è nostra intenzione.

I numeri e le date: piccoli errori, grandi confusioni

I numeri e le date sono un altro terreno scivoloso dove gli errori degli italiani possono creare seri problemi.

Come gli errori di inglese che fanno gli italiani creano malintesi

Scrivi in un’email “The meeting is on 5/3”. Per te è ovvio che intendi il 5 marzo. Ma un americano leggerà 3 maggio. Questo errore ha causato problemi seri in molte aziende, con persone che si sono presentate a meeting con due mesi di differenza.

In Europa scriviamo giorno/mese/anno. In America scrivono mese/giorno/anno. Per evitare confusioni, meglio scrivere il mese per esteso: “March 5th” o “5th March” sono entrambi chiari.

Altri errori comuni con i numeri riguardano l’uso di “hundred”, “thousand” e “million”. Si dice “three hundred” senza la s, ma “hundreds of people” con la s quando non specifichi il numero esatto. Si dice “two thousand” ma “thousands of euros”. Piccole differenze che fanno sembrare il nostro inglese poco naturale.

La punteggiatura: le virgole traditrici

Anche la punteggiatura segue regole diverse tra italiano e inglese, e noi italiani tendiamo a portarci dietro le nostre abitudini.

Errori di inglese che fanno gli italiani scrivendo

In italiano mettiamo virgole ovunque. È normale vedere frasi con quattro o cinque virgole. In inglese, la tendenza è opposta: meno virgole ci sono, meglio è.

Ma la differenza più significativa riguarda le liste. In inglese esiste la Oxford comma, quella virgola prima di “and” nell’ultimo elemento di una lista. “I bought apples, pears, and bananas.” Noi italiani la omettiamo sempre perché in italiano non si usa, ma in inglese, specialmente in contesti formali o accademici, è considerata corretta e a volte necessaria per evitare ambiguità.

Come superare questi errori definitivamente

Ora che abbiamo visto tutti questi errori, la domanda è: come li superiamo? La consapevolezza è il primo passo, ma non basta. Secondo uno studio del British Council, servono in media 200 ore di pratica mirata per correggere un errore fossilizzato, cioè un errore che facciamo da tanto tempo che è diventato automatico.

Ma non scoraggiarti. Con il metodo giusto, puoi accelerare drasticamente questo processo. La chiave è la pratica consapevole e mirata.

Prima di tutto, devi registrarti mentre parli inglese. So che può essere imbarazzante ascoltare la propria voce, ma è l’unico modo per renderti conto degli errori che fai. Molti dei miei studenti rimangono scioccati quando si ascoltano per la prima volta. “Davvero pronuncio così male?” è la reazione più comune.

Poi c’è la tecnica dello shadowing: ascolta audio di madrelingua e ripeti simultaneamente, cercando di imitare non solo le parole ma anche l’intonazione e il ritmo. All’inizio sarà difficilissimo, ma dopo qualche settimana noterai miglioramenti significativi.

Scrivere in inglese ogni giorno, anche solo 100 parole, ti aiuta a consolidare le strutture grammaticali corrette. Puoi scrivere della tua giornata, dei tuoi pensieri, di quello che vuoi. L’importante è farlo ogni giorno e possibilmente farlo correggere da qualcuno.

L’immersione selettiva è un’altra strategia efficace. Guarda serie TV in inglese con sottotitoli in inglese, non in italiano. All’inizio sarà frustrante, ma il tuo cervello si abituerà rapidamente. Dopo qualche mese, ti accorgerai di capire sempre di più senza leggere i sottotitoli.

Infine, trova un partner linguistico, possibilmente un madrelingua che sta imparando l’italiano. Potete fare scambi regolari dove mezz’ora parlate inglese e mezz’ora italiano. È un modo eccellente per praticare in un ambiente rilassato e senza giudizi.

Conclusione: trasforma gli errori in opportunità

Gli errori di inglese che fanno gli italiani non sono una condanna a vita. Sono semplicemente il risultato naturale dell’interferenza tra due lingue molto diverse. Ogni errore che riconosci e correggi ti avvicina a quella fluidità che magari oggi ti sembra impossibile.

E ricorda una cosa: anche i madrelingua inglesi che imparano l’italiano fanno errori esilaranti. Hai mai sentito un inglese dire “Io sono caldo” invece di “Ho caldo”? O “Io sono 25 anni” invece di “Ho 25 anni”? Ecco, anche loro combattono con le interferenze linguistiche.

La chiave non è avere paura di sbagliare. Gli errori sono parte del processo di apprendimento. L’importante è essere consapevoli di quali errori facciamo, capire perché li facciamo, e lavorare sistematicamente per correggerli.

Il percorso può sembrare lungo, ma ogni piccolo progresso conta. E se senti il bisogno di una guida strutturata, di qualcuno che conosca esattamente le difficoltà che gli italiani affrontano con l’inglese, valuta l’idea di seguire un corso di inglese specifico. A volte basta il supporto giusto al momento giusto per sbloccare situazioni che sembravano impossibili. Dai un’occhiata alla nostra pagina dei corsi se vuoi saperne di più. Non promettiamo miracoli, ma una cosa è certa: non dirai mai più “I have 30 years”.

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