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Due settimane nel Clare: la nostra vacanza studio in Irlanda

Eventi
vacanza studio in Irlanda
Tempo di lettura: 12 minuti

Ennis, Contea di Clare — dal 29 giugno al 13 luglio 2026

Siamo tornati da pochi giorni, e ho ancora addosso quella strana stanchezza dolce di chi ha vissuto una fantastica esperienza in poco tempo. Scrivo adesso, apposta, con gli appunti ancora sparsi e le foto non ordinate, perché non voglio perdere dettagli di due settimane cosi vere e meravigliose.

Il mio gruppo era formato per la maggior parte dai miei studenti, ragazzi tra i 15 e i 16 anni, ma nella scuola c’erano anche gruppi più piccoli, con studenti delle medie. Ho scelto Ennis, questa piccola cittadina della Contea di Clare, perché cercavo autenticità e l’ho trovata. Famiglie che hanno aperto la porta di casa permettendo ai ragazzi di immergersi in usi e costumi di un’Irlanda autentica fatta di persone genuine e disponibili. Staff sempre pronto a incontrare le esigenze dell’ultimo minuto e a coinvolgere i ragazzi tutto il giorno nelle attività più disparate, oltre alle ore di studio spese in classe.

Questo è stato il nucleo della nostra prima vacanza studio in Irlanda.

Ragazzi in vacanza studio in Irlanda camminano per il centro di Ennis

Perché il Clare e non Dublino

Quando a novembre ho iniziato a organizzare questo viaggio, ho contattato molte realtà. Programmi in città grandi, scuole enormi, gruppi da cento studenti, pernottamenti in residence dove alla fine i ragazzi passano la maggior tempo del tempo parlando per lo più italiano e spagnolo senza stimoli esterni. Non era quello che volevo per i miei ragazzi, o almeno per la mia prima esperienza da Team Leader.

Ho scelto la Contea di Clare, e Atlas Language School a Ennis, per un motivo preciso: qui l’Irlanda non è una cartolina. È un posto dove si vive. E dove un ragazzo di quattordici anni, se vuole comunicare, deve farlo in inglese non per esercizio, ma per necessità. È questa la differenza fra un corso e un’immersione.

Il rapporto qualità-prezzo, dopo aver confrontato molte proposte, è stato uno degli elementi che mi ha convinta. Ma non è stato il primo. Il primo è stato capire che una vacanza studio in Irlanda, fatta così, poteva davvero cambiare qualcosa nei ragazzi.

Ennis, una cittadina tranquilla a misura di ragazzi

Le famiglie: il cuore di tutto

Qui devo essere onesta: è la parte che mi ha emozionata di più.

I ragazzi non sono stati ospitati. Sono stati inseriti. Me lo raccontavano anche gli altri accompagnatori, di gruppi diversi dal mio, e sono storie che valgono la pena di essere raccontate lo stesso perché dicono cosa significa davvero questa esperienza: due studenti sono andati a vedere il fratello ospitante giocare a hurling, lo sport nazionale irlandese, veloce, durissimo, bellissimo e sono tornati raccontandolo come se avessero tifato per la famiglia di sempre. Un altro gruppo ha preparato la carbonara per i propri host: gli italiani che insegnano qualcosa agli irlandesi, mentre imparano tutto il resto.

Le mie studentesse, dal canto loro, l’ultima domenica sono state portate a fare surf dalla famiglia che le ospitava. Sono tornate la sera stanche ma felicissime.

Non si impara una lingua solo in aula. Si impara a tavola, quando devi chiedere il sale. Si impara in acqua, cercando di capire le istruzioni prima dell’onda. Si impara quando qualcuno ti chiede com’è andata la giornata e tu devi trovare le parole, tutte, da solo. E credo che questo sia anche quello che tutti si attendono da una vacanza studio inIrlanda.

Serata in famiglia a guardare una partita dei mondiali – gli irlandesi amano lo sport!

Come funzionava la giornata

Per tenere i gruppi piccoli è la mia stessa filosofia, e non l’ho lasciata a casa nemmeno in Irlanda, gli studenti erano organizzati in due orari, ciascuno composto da circa tre gruppi provenienti da luoghi diversi. I due programmi si alternavano tra due strutture della scuola: chi faceva Arts o Sports la mattina, aveva lezione il pomeriggio, e viceversa il giorno dopo.

Le lezioni erano divise per livello, grazie a un test d’ingresso che ogni studente aveva svolto prima della partenza: niente aule miste dove chi parla meglio si annoia e chi parla meno resta indietro.

Chi ha scelto Arts ha fatto laboratori creativi, danza irlandese, preparazione del talent show finale, karaoke, drums, bracciali. Chi ha scelto Sports ha fatto tornei di pallavolo e dodgeball, bowling, laser tag, una lezione di autodifesa e sessioni all’aperto di sport tipicamente irlandesi.

l’entrata in classe della mattina per le lezioni
I ragazzi del programma arte durante un’attività
programma sport: la scoperta del meraviglioso sport nazionale Irlandese: l’hurling

Poi c’erano le attività serali, e infine le famiglie che venivano a prendere i ragazzi per la cena.

Sul piano organizzativo, una nota che come accompagnatrice conta parecchio: check-in a scuola alle 9.15, check-out alle 17.15, ogni giorno. Servivano a garantire la puntualità in entrata e, in uscita, a essere certi che le famiglie più lontane arrivassero a prendere i propri ragazzi. Non è mai stato un problema, non c’è stata confusione alcuna. La scuola e le famiglie hanno reso tutto semplice, e chi accompagna sa che “semplice” è la parola più preziosa che esista.

Le escursioni: il Clare che non ti aspetti

Cliffs of Moher.  Siamo arrivati con il cielo basso, le nuvole che sembravano appoggiarsi direttamente sulla scogliera, e un freddo che nessuno si aspettava a luglio. Niente foto da cartolina, niente luce dorata. Eppure lo scenario toglieva il fiato lo stesso: seicento metri di roccia nera che scendono a picco sull’Atlantico, il vento che non lascia sentire la propria voce, il mare che si infrange così in basso da sembrare silenzioso. C’è una bellezza che il sole non serve a fare, ed è quella.

Altri gruppi, la settimana successiva, hanno avuto un cielo terso e hanno visto la costa aprirsi fino all’orizzonte. Li abbiamo un po’ invidiati, lo ammetto. Ma il tempo in Irlanda non si programma, e forse è giusto così: fa parte dell’esperienza tanto quanto le foto perfette che non abbiamo fatto.

Foto di gruppo Cliffs di Moher, contea di Clare
O’Brien’s Tower alle Cliffs of Moher, Contea di Clare

Le Isole Aran. Traghetto, e Inisheer, la più piccola delle tre isole (le altre due sono Inishmore, la maggiore, e Inishmaan, la più isolata) e anche la più vicina alla costa del Clare, tanto che si arriva a Doolin in pochi minuti. Sono isole che appartengono alla Gaeltacht, le zone dove l’irlandese è ancora la lingua di casa: cartelli, conversazioni tra isolani, nomi dei luoghi, tutto in gaelico, anche se con i turisti passano naturalmente all’inglese. È un pezzo di tradizione irlandese autentica, non ricostruita per chi visita.

Un’isola fatta di muretti a secco che si incastrano l’uno nell’altro come un puzzle di pietra, tanti chilometri da perdere il conto, costruiti a mano nel corso dei secoli per racchiudere piccoli campi. Rovine di un castello, un cimitero antico, fish and chips, e un bagno nell’Atlantico che qualcuno ha voluto fare a tutti i costi, dei veri coraggiosi!

l’arrivo in traghetto a Inisheer
Inisheer, Isole Aran, durante la vacanza studio in Irlanda e i suoi spettacolari muretti
la leggenda narra che riuscendo ad attraversare questa stretta finestra, si arriva in paradiso.
il relitto della nava sulla riva nord dell’isola di Inisheer

Galway. La chiamano la capitale culturale dell’ovest irlandese, e a vederla si capisce perché: strade acciottolate, facciate colorate, musicisti di strada a ogni angolo, quell’aria un po’ bohémien che le viene dai secoli passati come porto di commercio con la Spagna e il Portogallo. Una guida ci ha raccontato la storia delle “quattordici tribù”, le famiglie mercantili che governarono la città per secoli, e ci ha portati fino allo Spanish Arch, dove il fiume Corrib si getta nella baia.

Poi il tempo libero, e i ragazzi si sono sparpagliati tra le vie del centro a fare shopping — perché anche questo, diciamolo, fa parte dell’esperienza di un quindicenne. Nel primo pomeriggio, un gruppetto è sceso fino alla spiaggia e si è steso al sole come se fosse a casa. Galway ha quella capacità rara di far sentire tutti benvenuti, dal turista di passaggio allo studente italiano in gita.

L’università di Cambridge fondata nel 1845
un piacevole giro nel centro di questa vivace cittadina
il fiume Corrib

Limerick. Limerick sorge proprio dove il fiume Shannon incontra l’oceano, e quel fiume, il più lungo d’Irlanda, porta con sé una leggenda che vale la pena raccontare ai ragazzi mentre si cammina sul suo argine. Si narra che Sionann, nipote del dio del mare Lir, si spinse fino al Pozzo di Connla, la fonte sacra della saggezza custodita nell’Altro Mondo dei Celti. Le era stato proibito avvicinarsi, ma lei lo fece lo stesso: le acque del pozzo si sollevarono in un’onda enorme, la travolsero e la trascinarono fino al mare, dando origine al fiume che porta ancora il suo nome. Da allora lo Shannon è, per la tradizione irlandese, l’acqua della conoscenza, un dettaglio che non è passato inosservato a un gruppo di studenti in viaggio proprio per imparare qualcosa di nuovo.

Da lì, il castello sul fiume, il centro storico, e un pomeriggio di shopping a Limerick city perché anche quello, diciamolo, fa parte dell’esperienza di un quindicenne.

il fiume Shannon
foto ricordo fuori della cattedrale di Limerick

Musica, danza, tradizione

Il Clare è il cuore della musica tradizionale irlandese, e non è un’affermazione da brochure. Durante il nostro soggiorno la scuola ha organizzato un’uscita al Willie Clancy Summer School, il festival di musica tradizionale più importante d’Irlanda, un modo per farci staccare, noi team leader, dopo giornate lunghissime. Musica dal vivo in ogni angolo, gente di ogni età che suona per il gusto di suonare. Non c’è nulla di costruito. È semplicemente quello che qui si fa.

I ragazzi, dal canto loro, hanno avuto la danza irlandese, l’hurling visto dal vivo, i pub con la musica che esce dalla porta. Autenticità: è la parola che ho usato quando ho scelto questo posto, ed è la parola che ho ritrovato.

giovani musicisti nelle strade di Miltown Malbay per il Willie Clancy festival

La sera della disco e il talent show

C’è stata la serata in discoteca, che per un gruppo di ragazzi di quattordici-quindici anni è un evento epocale. C’è stato il talent show conclusivo, con lo spettacolo preparato dai compagni del programma Arts, musica e danza, e la consegna dei premi.

e prima della disco, pizza in abbondanza per tutti!

Premi che, va detto, dicono molto di come lavora questa scuola. Non si premia il più bravo in grammatica. Si premia il Social Butterfly — chi si è sforzato di più di parlare inglese e di stare con gli altri. Il Sunshine Award — chi ha portato l’atteggiamento migliore. Il Best Craic — chi ha aiutato lo staff e ha reso tutto più leggero. E, per gli sportivi, Most Sporty, Best Attitude, Best English.

Sono premi che parlano di carattere, non di voti. È esattamente ciò in cui credo anche io. E sono ancora più orgogliosa nel dirlo perché il nostro gruppo del programma Arts ne ha vinti addirittura due.

la palestra che si prepara a ospitare il talent show di fine corso

L’ultimo sabato: tre cose belle, tre cose meno

L’ultimo sabato li ho portati in un pub caratteristico per una cena di gruppo. Ho fatto una richiesta, rigorosamente in inglese — perché durante tutto il viaggio la regola era quella, e non l’ho mai allentata: ditemi tre cose positive e tre negative di questa esperienza.

Sulle cose positive non hanno esitato un secondo. Le amicizie nuove, hanno detto per primi. Ragazzi spagnoli, brasiliani, sloveni, con cui hanno passato due settimane e con cui si scrivono ancora adesso. E poi quanto hanno imparato — non tanto le regole, quanto la scoperta di riuscire a farsi capire, di pensare in inglese senza tradurre, di dire una battuta e vedere l’altro ridere, e anche alcune parole pronunciate con l’accento irlandese!

Sulle cose negative hanno faticato. Hanno cercato, si sono guardati. E alla fine sono arrivati, tutti insieme, alla stessa risposta: il cibo.

Ecco. Su questo, come italiani, abbiamo le nostre ragioni e non le rinneghiamo. Ma se dopo due settimane l’unica vera lamentela di un gruppo di adolescenti riguarda la cucina, allora il viaggio ha funzionato esattamente come doveva.

cena insieme al pub

E adesso

Sono tornata convinta di una cosa: questa formula funziona. Il Clare, le famiglie, la scuola, il rapporto qualità-prezzo che dopo mesi di confronti resta il migliore che abbia trovato. Per non parlare dello staff che hanno accolto noi team leaders in maniera straordinaria, coinvolgendoci nelle uscite quando i ragazzi erano in famiglia, è stato davvero quel più che ti fa sentire a casa. E non mi scorderò il momento che ai Cliffs di Moher ho pensato il tempo sarà anche brutto, ma ero felice di condividere l’Esperienza con questi ragazzi.

Da ottobre mi metterò all’opera per organizzare il prossimo gruppo. Non vedo l’ora di tornare nel Clare e perchè no esplorare anche un’altra realtà….

La vacanza studio in Irlanda di Cloud9 è aperta a ragazzi dai 12 ai 17 anni. Il gruppo resta piccolo, come tutto ciò che facciamo: è la condizione perché ognuno venga seguito davvero e perché l’inglese si parli sul serio, dal primo giorno all’ultimo.

Se vostro figlio o vostra figlia ha voglia di mettersi alla prova e voglia è la parola giusta, perché questo viaggio chiede impegno e curiosità, non solo una valigia scrivetemi fin da ora. Da ottobre iniziamo a costruire il gruppo…let’s go!

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